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Intervista allo Chef Emanuele Lattanzi del Saint-Vincent Resort & Casino

Abbiamo incontrato lo Chef del Ristorante Gaya del Saint-Vincent Resort & Casino, Emanuele Lattanzi, giovane e promettente cuoco che a dispetto dell’ età si è già distinto in giro nel mondo per il suo talento.

Ha fatto parlare di sé rivelando anche doti di coraggio e generosità non comuni: ricordate la sua eroica azione nel 2008 per portare il latte in polvere alla figlioletta, ostaggio con la madre nell’Hotel Oberoi di Mumbai, insieme ad altri clienti bloccati nell’edificio da un gruppo di terroristi ? Il gesto gli ha fatto meritare l’anno scorso la medaglia d’argento al valor civile….

Chef Emanuele Lattanzi

Dall’ingresso principale del Casinò di Viale Piemonte, la sala invita progressivamente ad avvicinarsi alla zona ristorante: entriamo nella cucina Gaya, che sforna i piatti che sono ormai il fiore all’occhiello della nuova sala Evolution e incontriamo lo Chef Lattanzi… 
 
Come la presentiamo, come il “nostro” Chef Lattanzi?
Noo, va bene anche Emanuele….
 
Mentre stai lavorando ci permettiamo di raccogliere qualche tua riflessione, i lettori del nostro Blog vogliono sapere qualcosa di te. 
La prima nostra curiosità riguarda la “vocazione” per il mestiere del cuoco, sappiamo che significa sacrificio e passione: perché hai intrapreso questa professione?
Emanuele ride: non lo so nemmeno io, ma la verità è che devo tutto a mia nonna…
 
Tua nonna? 
… si, la mia infanzia si e’ caratterizzata per la presenza costante della nonna materna, che aveva una naturale predisposizione al lavoro in cucina. Vivendo molto con lei ho assorbito la passione per la creazione dei piatti e ho capito, crescendo, che cucinare poteva diventare anche il mestiere della mia vita.
 
Allora ci racconti qualche episodio particolare, oppure un piatto della tua infanzia che ha lasciato una traccia nel tuo modo di interpretare la professione?
I miei primi ricordi sono legati alla creazione di primi piatti a base di pasta fresca con i quali mi sono cimentato, elaborati con la preparazione della sfoglia “a mano”, tirata con il mattarello. Il piatto simbolo erano le pappardelle al ragù di agnello, arricchiti con carciofi fritti alla “giudia” e  scaglie di pecorino romano, ovvero l’unione della cucina popolare italiana con un tocco di una tradizione che oggi chiamiamo “etnica” e che attualmente guida il mio modo di intendere i menu.
 
Dopo quello che hai raccontato ora capiamo quanto è importante per te la famiglia, e forse ci dirai che fare quello che hai fatto a Mumbai per te non e’ stato un “gesto eroico”…..
No, infatti, per me e’ stata una cosa normale, che dovevo fare perché lì dentro c’era la mia famiglia.
 
Adesso una domanda scontata: quali sono i lati positivi della professione e gli aspetti più pesanti dell’attività di cuoco?
Non e’ per niente una domanda scontata, perché ho capito che operare in cucina significa sempre valorizzare il lavoro di squadra, ma non posso negare di avere anche presente l’obiettivo di mettere la mia creatività al centro del successo del menu. 
Conciliare questi due aspetti costa fatica e stress, ma sono ripagati totalmente da un complimento del cliente.
 
A quanti vogliono conoscere il tuo stile come definiresti la cucina dello Chef Lattanzi ? 
Giovane, creativa con una conoscenza ampia e approfondita della cucina italiana e internazionale. 
La mia esperienza in oriente mi ha fatto apprezzare l’utilizzo delle spezie in modo sapiente, cioè senza certi eccessi che coprono il sapore della cucina mediterranea, ma riuscendo ad esaltarla.
 
Cos’è cambiato nel tuo modo di fare cucina in questi anni? 
Ho viaggiato molto e con il passare degli anni sfrutto la conoscenza della cucina internazionale per impreziosire i miei piatti della tradizione mediterranea.
 
Qual’è la tua specialità? Il piatto forte, quello più creativo, il più interessante?
Direi il filetto di manzo fassone alla soia con purea di patate rosse al wasabi 
 
Da che cosa sei ispirato nella creazione di un nuovo piatto?
L’energia creativa mi arriva dallo stare con mia figlia Clarice: ha un’allegria e un carattere solare che mi spingono a creare piatti nuovi.
 
Visto che hai lavorato all’estero, ci dici qual’è la ricchezza maggiore offerta dal territorio italiano sulla tavola ?
Ah…non ho dubbi: la frutta e verdura di stagione combinate con l’olio di oliva e il vino.
 
Non sei valdostano: allora ci riveli un piatto o un cibo locale che reputi sottovalutato?
Non ho ancora avuto il tempo di esplorare certe particolarità della cucina locale, sono certo che scoprirò qualche piatto che merita di essere valorizzato nella mia cucina.
 
Salutiamo Emanuele e gli chiediamo di rivelarci un suo desiderio segreto: che si presenti al tavolo il cliente che non ha avuto e per il quale ha sempre sognato di cucinare…. 
Beh…ovviamente… (ci pensa un po’, quasi intimidito all’idea di fare nomi, n.d.r.) Nelson Mandela, un mito per me e mia moglie, che e’ nativa del Sudafrica e poi l’attrice indiana Aishwarya Rai, una diva di “Bollywood” che ho apprezzato durante la mia permanenza in India.
 
Se volete approfondire la conoscenza di questo abile Chef consultate le sue ricette nella sezione ricette del Blog.
 
 

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Un commento

  1. Mangiare da te è un viaggio divino!

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