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Intervista a Paolo Giovanetti, vincitore del Saint-Vincent Poker Tournament

Paolo Giovanetti è un professionista del Poker Texas Hold’em di fama internazionale, la sua carriera in questa specialità inizia nel 2003 maturando esperienze soprattutto online con lo pseudonimo di Assocuori.
Per vederlo sedere al tavolo di un Torneo Live dobbiamo aspettare però fino al 2006, quando Paolo prende parte al primo storico torneo ufficiale disputatosi in Italia.
Possiamo citare varie esperienze internazionali che lo caratterizzarno, come le partecipazioni ad eventi delle WSOP 2008 di Las Vegas, ad un side event  all’EPT di Barcellona, di Praga ed anche al Winter Festival di Dublino. Nel 2009 ha inoltre partecipato all’EPT delle Bahamas, Dortmund e Sanremo.


Dopo circa un anno e mezzo poco fortunato sembra che Saint-Vincent ti abbia portato fortuna, come ci si sente dopo questo egregio risultato?
Sono particolarmente soddisfatto soprattutto per il modo con il quale è arrivata questa vittoria: ho mantenuto infatti un gioco solido con pochi colpi di fortuna e molta tecnica, inoltre ho la soddisfazione di aver sconfitto giocatori di ottimo calibro.

Descrivici il tuo Saint-Vincent Poker Tournament 
Ho impostato il torneo sulla estrema giocabilità che l’ottima struttura ha consentito e stando da subito attento a evitare rischi gratuiti, cercando peraltro di ottimizzare le situazioni che mi sembravano più favorevoli.


Raccontaci i momenti più importanti del tuo torneo 
Il primo giorno ho cercato di incrementare gradatamente la dotazione iniziale di chip senza voler esser protagonista a qualsiasi prezzo. Cercavo solo di mantenermi in media per prendermi i giusti rischi nella parte finale del torneo qualora ci fossi arrivato, come conseguenza piuttosto diretta di ciò non apparivo nelle prime posizioni all’inizio del giorno 2. Proseguendo con questa strategia, quando mancava poco alla zona premi, mi trovavo ancora intorno alla sedicesima posizione su 25 giocatori rimasti, tra i quali solo 20 sarebbero andati a premio.
Mi son sentito comunque sempre fiducioso fin dal primo giorno. Una volta raggiunti i premi sono riuscito a portarmi nelle prime dieci posizioni raddoppiando ma poi una volta rimasti in nove c’è voluta molta pazienza perché questa fase si è protratta molto a lungo. Proprio io interrompevo questo strano incantesimo eliminando un giocatore e approdando al tavolo finale televisivo in quarta posizione. Il livello di questo Final Table è stato ottimo grazie alla presenza di diversi giocatori molto conosciuti tra i quali non posso che menzionare l’ottimo Minasi oltre a Paolo Della Penna (terzo) e al ‘prof’ Musso noto per la sua ‘inclinazione’ a spiegare le giocate durante le partite.

L’heads up con Alessandro Minasi è stato molto lungo, cosa ha determinato la tua supremazia?
In effetti è stato molto combattuto e Alessandro si è dimostrato, non solo all’altezza, ma per molti tratti superiore. Egli aveva, inizialmente, preso un discreto vantaggio mettendomi in difficoltà per lunghi tatti.
Da parte mia penso di aver avuto il merito di restar solido senza disunirmi continuando a cercar qualche suo eventuale lato debole facendo tuttavia molta fatica a trovarne uno. A fronte di un totale complessivo di circa 5.000.000 chip era sceso sino a 1.200.000 andando in netta difficoltà. Lo conoscevo come giocatore molta attento ma anche aggressivo e pensavo che avrebbe cercato a breve di approfittare del vantaggio psicologico del trovarsi in vantaggio per mettermi in difficoltà. Sui bui 25.000-50.000 rilanciavo a 150.000 con coppia d’assi, piuttosto lungo ma ‘standard’ per come ci eravamo abituati al tavolo. Avevo notato che Alessandro preferiva chiamare questi rilanci piuttosto che quelli più contenuti; pensava evidentemente potessero indicare sempre una certa debolezza con mia volontà di chiudere preflop il piatto assicurandomi i bui. Anche questa volta ci fu il suo call e sul flop T92 (due picche) decidevo una continuation bet debole di 100.000 chip per vedere come si sarebbe comportato l’avversario. Decise di limitarsi a chiamare e questo mi fece intuire che probabilmente avrebbe cercato di bluffare al turn o al river. Il 4 di quadri al turn sembrava del tutto ininfluente e probabilmente un suo bluff a questo punto avrebbe avuto poco significato. Io puntai comunque ancora 100.000 come a volermi comprare l’ultima carta per un eventuale progetto di scala o di colore. Al river scese il 3 di picche che poteva far chiudere tal progetto ma che avrebbe dato l’opportunità di tentar un eventuale bluff a Minasi. Decisi quindi di non investire ulteriori chip dando l’iniziativa all’avversario. Lui andò all in e io chiamai istantaneamente smascherando il suo bluff. Mi ero certamente preso un rischio che alla fine però mi aveva rilanciato completamente; eravamo tornati infatti in parità. Sembrò piuttosto scoraggiato da questo esito e cercai di approfittare della nuova situazione per attaccare, anche con mani marginali, cercando di prender vantaggio. Il tentativo ebbe successo tal punto che la situazione risultò ben presto ribaltata con lui corto a inseguire. Nell’ultima mano del torneo rilanciavo ancora a 150.000 stavolta con JJ trovando la chiamata di Alessandro con A7. Il flop A7J incastrò definitivamente il pur meritevole Minasi dandomi la vittoria finale.


Che tipo di strategia prediligi per i tornei live tipo Saint-Vincent Poker Tournament?
Come accennavo preferisco improntare una tattica sulla difensiva aspettando i colpi che ritengo più opportuni per far chip giocando sulle eventuali debolezze degli avversari e approfittando della giocabilità del torneo.


Cosa ne pensi della strutturazione e dell’organizzazione del Saint-Vincent Poker Tournament?
Si è trattato di un evento molto ben organizzato e che ha avuto un buon successo. Qualche pecca che sarà senz’altro sistemata con l’esperienza ha riguardato forse le eccessive pause in alcune circostanze, come ad esempio, quella prima di iniziare il tavolo finale. Conto e son certo di poter presto cercar di difendere il titolo nella seconda tappa che mi auguro verrà organizzata presto…


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